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2° CIRCOLO DIDATTICO MOGLIANO VENETO |
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OTTOBRE 2010 - IL RAPPORTO FAMIGLIA E SCUOLA, SECONDO ME Gianni va a scuola a piedi, con la mamma e a volte con il papà. Spesso si fermano in pasticceria e parlano di come andrà la giornata, che cosa si farà con la maestra di italiano, se c’è palestra, cosa prevede il menu. Al papà piace ascoltarlo e raccontargli poi di quando andava lui a scuola e delle sgridate che prendeva. Pierino va in un’altra scuola col SUV del nonno, che lo porta fin davanti al cancello, sopra al marciapiede, superando il cartello di divieto, che mettono per gli “inferiori”, pensando che tanto quel cartello per lui non vale. Il nonno gli chiede sempre che voti ha preso e gli raccomanda di star lontano dai bambini stranieri e di farsi rispettare da tutti. Qualche volta manda a quel paese le maestre se sente che lo hanno sgridato o punito. “Non capiscono niente quelle! Non starle a sentire !” Gianni in classe ha tutti i quaderni in ordine ed i compiti svolti con cura. Spesso alza la mano, fa proposte interessanti, è benvoluto da tutti anche perché ha un buon carattere. E’ sereno. Pierino è sempre in movimento, non riesce a star fermo, non ha mai il quaderno giusto e si dimentica spesso di completare i compiti, tanto a casa nessuno lo controlla. I suoi genitori sono sempre via e lui sta con la nonna, passa il tempo con la TV e la “Play”. Certe volte il nonno lo porta al bar così può giocare un sacco di partite ai Videogames. Una volta gli ha fatto anche assaggiare lo Spritz. “Così diventi grande!” gli ha detto con orgoglio e lui si è sentito un vero maschio. I genitori di Gianni sono andati entrambi al colloquio con le maestre, hanno chiesto come sta Gianni in classe, com’è con gli altri bambini, che cosa dimostra di imparare bene e più volentieri e che cosa possono fare per migliorarlo. Hanno fiducia nelle maestre e glielo fanno capire. La mamma di Pierino non ha tempo di andare dalle maestre, ci manda la nonna, che prima le ascolta: “Signora, questo bambino ha bisogno di essere guidato, anche a casa. I compiti non sono a posto e... stiamo cercando di far qualcosa perché non litighi sempre con tutti” poi risponde: “No, mio nipote è un bravo bambino, affettuoso. A casa non combina guai, è impossibile che qui faccia tutte queste marachelle”. Il papà di Gianni ha la passione della bicicletta ed ha accettato l’invito della scuola di raccontare alla classe di suo figlio come è nata in lui questa passione, che scalate ha fatto, che piacere prova quando si alza sui pedali. La mamma di Gianni è rappresentante di classe. Si è abituata, per ogni riunione con le maestre a mandare una mail o un foglietto ai genitori che non hanno potuto essere presenti. Poche righe per tenerli informati: abbiamo parlato di questo... è stata decisa un’uscita... gli insegnanti chiedono di... Sappiatemi dire cosa preferite tra……”. Ogni tanto organizza una riunione solo tra genitori, per avere uno scambio di idee ed aiutare le maestre a risolvere qualche problema. Sa che il suo intervento è prezioso. Il papà di Pierino quando non fa palestra o nuoto al pomeriggio, certe volte si libera per andare al colloquio con le maestre, ma tanto sa già come va a finire. Le maestre non capiscono Pierino, anzi ce l’hanno proprio con lui. Glielo dice spesso al figlio: “Non ascoltarle quelle là. Ti troverai meglio alle medie!”. Due esempi, due estremi certo, due mentalità diverse. Ma che differenze ci sono ? Nel caso di Gianni la scuola trova la possibilità di aprirsi, parlare, confidarsi, collaborare. Nel caso di Pierino no: la scuola sente di essere vissuta come un nemico e così tende a chiudersi, a non comunicare, a difendersi. Ma allora: Che scuola vogliamo? Dipende da tutti noi, sia genitori, che insegnanti. Il lavoro, gli impegni, i viaggi, i problemi economici: certo, tutte questioni importanti, che giustificano. Ma i bambini vivono in questo tempo e respirano l’aria che si trovano intorno. L’aria è creata da noi adulti. Ogni famiglia, come ogni insegnante, può far di più perché quest’aria non sia troppo viziata ed avvelenata. Ognuno nel suo piccolo. Ognuno con il tempo e le energie e le risorse che ha. Perché il clima in cui vive un bambino dipende dagli adulti che lo circondano. Un piccolissimo esempio: il voto per le elezioni scolastiche. Cinque minuti per andare a mettere una crocetta su un foglietto sono una piccola fatica, ma per la scuola valgono molto. Il messaggio che arriva è: "Io ci sono".
E’ come una mano aperta, tesa
verso di te. Che facciamo, la stringiamo? |