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2° CIRCOLO DIDATTICO MOGLIANO VENETO |
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PREPARARE I BAMBINI AL CAMBIAMENTO - Gennaio 2011 Qualche settimana fa ho partecipato volentieri ad un incontro serale con un gruppo di genitori di quinta, in uno dei dopocena più freddi che ci siano stati in dicembre. C’erano più di 20 sedie preparate in cerchio e all’inizio mi sembravano anche troppe, ma pian piano si sono riempite tutte e gli ultimi papà sono rimasti in piedi, dietro le mogli. Di che cosa si doveva parlare? Di uno dei problemi più comuni dai 3 ai 10 anni ed anche oltre: la vivacità dei bambini, le maestre che non ne possono più e le hanno provate tutte, i genitori tra il preoccupato e l’arrabbiato. “Mi dispiace – ho dovuto dire in apertura – ma non porto con me la soluzione pronta per tutti, non ho la bacchetta magica, ma sono qui per ascoltare e riflettere insieme a voi”. Ho visto che qualcuno c’è rimasto male, ma dobbiamo toglierci dalla testa l’idea che la soluzione dipenda da una sola persona: siamo tutti parte del problema e capirlo è il primo passo per tentare di risolverlo. Se i bambini sono maleducati a scuola, se ridono di chi inciampa o di chi è in difficoltà, se mangiano male in mensa, se non ascoltano gli insegnanti etc…la colpa non può essere tutta della scuola. E poi non si tratta di cercare chi ha più colpe, ma di trovare ipotesi di collaborazione. I bambini cambiano, il prossimo anno passeranno alle “ medie” , troveranno nuovi ambienti, nuovi docenti, nuove aspettative, tanti più libri, metodi diversi, compagni nuovi … Ma vogliamo per un momento elencare tutto ciò che può cambiare intorno a loro e di cui bisogna rendersi conto? Le “variabili” sono tante ed è giusto conoscerle: Il percorso, da casa a scuola, rimane lo stesso? Ed il trasporto? E chi accompagna ora il figlio o la figlia? Gli orari restano gli stessi? A che ora ci si deve alzare al mattino? E chi c’è a pranzo ? Con chi mangia? Come mangia? ( si spera non da solo davanti alla tv). Ed i compiti: quanti ne avrà? Saprà organizzarsi? Chi l’aiuta i primi tempi? E l’organizzazione della settimana? Tra sport, amici, parrocchia ed altro: quanto tempo avrà per studiare? Ma soprattutto: con chi potrà parlare? A chi potrà raccontare i suoi sentimenti, le sensazioni, le paure, i momenti belli e quelli brutti o noiosi? Con chi si confiderà? E quando potrà farlo? E chi l’aiuta a capire il suo corpo che cresce, che si sviluppa, che lo spinge verso direzioni mai provate? Tutto questo ha un peso notevole nel trasformare i bambini in ragazzi e ragazze, in adolescenti che dovranno per forza “scontrarsi” con i genitori per crescere ancora e diventare giovani più maturi. La famiglia, da sola, spesso non può affrontare tutto, la scuola nemmeno: i problemi si risolvono solo con un’alleanza forte e continua tra insegnanti e genitori che si domandano, assieme: cosa possiamo fare di più? Cosa stiamo facendo? Come lo stiamo facendo? Cosa possiamo provare di diverso? Cosa osserviamo a casa? E a scuola? E per strada? Cosa racconta il bambino ? Cosa pensa del mondo? E di sé? Non ho mai visto un problema risolto attraverso il classico scontro tra genitori ed insegnanti. Allora? Quali sono state le soluzioni trovate in quella serata? - A casa ogni genitore può rivedere i propri modelli educativi, soprattutto le regole ed i comportamenti attesi dai figli ( ciò che si può o non si può fare), può verificare quanto e come sono rispettate, può aiutare la socializzazione attivando gruppi di studio od organizzando appuntamenti sportivi o anche gite domenicali con gli altri compagni; - A scuola le insegnanti devono continuare a pretendere rispetto, ma anche fornire sempre nuove occasioni di riflessione e di autonomia di pensiero ( una didattica metacognitiva può aiutare…) - Il Dirigente può cercare di ottenere l’inserimento di una psicologa che affianchi le maestre in classe per un periodo, per aiutarle ad affrontare i cambiamenti fisici e psicologici del momento e che organizzi incontri anche con i genitori. Nessuna soluzione magica, dunque, ma la presa di coscienza che qualcosa si può e si deve fare e l’impegno a provarci, l’avvio di un percorso reciproco di verifica, per un successivo incontro, tra qualche mese, nella convinzione che il cambiamento non riguarda solo l’individuo, ma anche tutti coloro che ci stanno intorno, nessuno escluso! IL DIRIGENTE SCOLASTICO dott. Nerio Bellemo |